Iela Mari. Il mondo attraverso una lente

{ Bologna, 2010 }

Di Gabriela Ferrario detta Iela – dal 1955, per sempre Iela Mari – il ritratto si sposa alle opere: La mela e la farfalla, Il palloncino rosso, L’uovo e la gallina, Il tondo, C’era una volta un riccio di mare, Animali nel prato, Mangia che ti mangio, Il paesaggio infinito. Queste storie, quasi sempre senza parole, oggi pubblicate da Babalibri, costituiscono l’eredità maggiore di Iela Mari.

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Gli argomenti, le idee, i soggetti, gli ambienti, le trame, le strutture narrative, il metodo di composizione, la scrittura non verbale, caratterizzanti la produzione editoriale di questa signora invisibile, sopravvivono alla dipartita del suo corpo, perché dal principio hanno saputo collegarsi perfettamente al futuro e guardare lontanissimo da sé.

Le circostanze mi hanno condotta verso Iela Mari quando era in vita, grazie a una mostra curata nel 2010 insieme ad Hamelin Associazione Culturale di Bologna. C’era bisogno di ricostruire un racconto biografico, a partire da testimonianze rare e frammentarie, confidare in poche luci e diffidare di molto buio. Fu imprescindibile, per chi partecipò alla ricerca, entrare in contatto diretto con Iela Mari, con i suoi ricordi, la sua voce, le sue cose. I risultati di questo percorso, fatto di interviste, di regolari trasferte da Bologna a Milano, di esplorazione delle relazioni umane, furono molteplici e senza precedenti: una mostra dedicata a Iela Mari nella Biblioteca Sala Borsa di Bologna in occasione della Fiera Internazionale del Libro; la pubblicazione di un catalogo (AA.VV., Iela Mari. Il mondo attraverso una lente, Babalibri, 2010); la riedizione di due titoli che non venivano più ristampati in Italia dagli anni Ottanta; il recupero di un pezzo disperso di storia della letteratura per l’infanzia. Il lavoro trentennale di Iela Mari brillava come il primo giorno.

Nel 2014 la mostra è stata ospite di Itabashi Art Museum di Tokyo, in un nuovo allestimento ideato e realizzato da Katsumi Komagata. Nella stessa occasione è stato pubblicato un nuovo catalogo (One Stroke, 2014), progettato da Komagata, curato da Kiyoko Matsuoka, Ayami Moriizumi, Yoshiko Takagi di Itabashi Art Museum, il quale accoglie numerosi articoli già apparsi nell’edizione Babalibri e contributi inediti. Leggere un proprio testo in giapponese fa un certo effetto. Ringrazio in modo particolare Ayami Moriizumi e Francesca Archinto per avermi coinvolta.