Il Catalogone

{ Milano, 2007 }

Guardando figure leggiamo racconti, scopriamo una storia, diventiamo amici, facciamo poesia, giochiamo aritmetica, apriamo grandi domande, proviamo l’arte, ascoltiamo chi siamo, scegliamo chi essere. Per questo nel 2007 è nato Il Catalogone. Scrive l’editore Topipittori sulle pagine del proprio sito, che Il Catalogone è «una pubblicazione progettata per fornire strumenti di supporto, analisi e lettura degli albi illustrati, e destinata ad addetti ai lavori quali librai, bibliotecari, insegnanti, studiosi, giornalisti, genitori, ma anche semplici lettori appassionati e curiosi.»

Il Catalogone, nella sua prima edizione, comprendeva ventiquattro esercizi di lettura scritti da me. Ilaria Tontardini, Marcella Terrusi, Elisabetta Cremaschi mi avrebbero affiancata in seguito. La realizzazione di questo progetto editoriale coincise per me con uno stage. In quel momento ero determinata a condurre una esperienza pratica all’interno della casa editrice Topipittori, che era nata da poco e che seguivo con attenzione speciale dal primo giorno (a essere sinceri da prima, da quando ancora doveva nascere ed erano in circolazione altri oggetti che avevano attirato la mia curiosità, ricordo che mi aggiravo famelica nelle fiere più sperdute e nelle librerie più piccole in cerca dei Libri a naso e di qualunque pagina portasse la firma Giovanna Zoboli).

Nel frattempo, accanto agli albi già in commercio, studiavo Il Cataloghino, scoprivo autori per me sconosciuti, imparavo a memoria nomi e cognomi con estrema velocità. In precedenza, il teatro di ricerca mi aveva procurato effetti di simile intensità e grazie a questa febbre conoscitiva avevo ottenuto il mio primo lavoro retribuito, senza raccomandazioni.

Non avevo mai scritto un libro. Chiedevo a me stessa come potesse l’editore confidare in una scrittura appena intravista, in una persona praticamente sconosciuta. Composi i ventiquattro testi del Catalogone durante un’estate affollata di eventi complicati sotto ogni profilo, durante la quale, però, brillava l’impegno che mi era stato affidato. Il Catalogone è stato il primo strumento di analisi specifico sugli albi illustrati, che non fosse un saggio accademico e che tentasse l’impresa di comunicare con chi non praticava la lettura di picture books o non conosceva affatto l’esistenza di questo tipo di narrazioni. Per questo Il Catalogone ebbe un successo immediato e inaugurò un modo di approfondire l’ambito dei picture books (non solo dei libri di Topipittori), che pose le premesse per la pubblicazione, nei sette anni successivi, di altri sei volumi.

I libri senza parole erano dei perfetti sconosciuti in Italia quando uscì Chiuso per ferie di Maja Celija. Il Catalogone nella sua prima edizione affrontava già questo argomento.